In Veneto no manca gnente

Non è per vantarsi ma in “Veneto no manca gnente”. Una terra dalle mille risorse e diversità, una regione che prima fra tutte conobbe la polenta, il baccalà e molti altri piatti, oggi famosi nel resto del mondo.

Se in Veneto no manca gnente lo dobbiamo alla Serenissima Repubblica di Venezia

Dalla conquista di Costantinopoli, Venezia inizia a godere di alcuni privilegi commerciali. Era l’indiscussa Regina dei Mari e soprattutto non aveva rivali.

Dall’Oriente portano in terra ferma molte spezie, che diventano rare e preziose merci di scambio.

Spezie dal latino species, che significa letteralmente “merce rara“. Un tempo, infatti, erano considerate una merce speciale e prezioso, al pari dell’oro. 

Pensa al fascino di queste polveri, provenienti da terre misteriose, lontane, avvolte nel mistero. Arrivano in terra veneta il il pepe, l’uvetta, lo zenzero, lo zafferano, la noce moscata, la cannella, i chiodi di garofano.

Come oggi le spezie insaporirono le carni e i pesci, arricchirono i dolci ed erano impiegate anche come beneficio per la salute. Lo stesso legame tra gastronomia e benessere che ai nostri tempi è cosa nota.

Venezia assunse così il monopolio del commercio delle spezie tra il mondo dell’Est e quello dell’Ovest: la preziosa merce arrivava dall’Oriente a Rialto dove gli spezieri realizzavano i primi packaging della storia, i famosi “sacheti veneti di speciarie veneziane”, miscele ready to use per tutti i gusti, che venivano commerciati in tutto l’Occidente. Nacque così la mitica via delle spezie, esotica, preziosa e molto danarosa.

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Dall’Oriente arriva anche il riso e lo zucchero

Sai che veniva venduto a chicchi tanto era costoso. Li contavano uno a uno, pochissimi se lo potevano permettere e quei pochi lo riducevano in polvere in un mortaio per poi addensare le minestre. Prima di gustarsi un buon risotto devono passare molti secoli.

Per lo zucchero andò meglio grazie alla famiglia Corner che acquistò intere piantagioni tra Cipro e Creta. L’opulenza della cucina veneziana era anche un modo di manifestare la grandezza della Repubblica, ragione per cui i Dogi commissionavano delle vere e proprie sculture da esibire durante i banchetti di stato ricavate da blocchi di zucchero: anche l’artista Antonio Canova si è trovato spesso a scolpire nello zucchero. Incredibile vero?

Col Malvasia si innaffiavano le tavole

Hai mai notato che a Venezia ti puoi trovare nella Calle Malvasia? Un tempo le malvasie erano delle enoteche dove si potevano acquistare e degustare vini di qualità.

L’ oro giallo dei veneziani

Arriva il grano in terra veneziana e subito per poterlo coltivare iniziarono a bonificare le terre del Polesine e le ricche acque del vicentino. Nel ‘500 in Veneto si mangiava già la polenta, che arriva solo nel 1630 in terra lombarda, quando travolta dalla carestia, a causa della peste fu l’unico pasto di sostentamento.

Veneto il cuore del mondo per molti secoli

Un Veneto sapiente e cosmopolita, capace di esplorare, accogliere per poi ricreare e irradiare ovunque la sua civiltà.

Terra che ha mantenuto intatto un assetto urbano a dimensione d’uomo. Se ci pensi in terra veneta regna la piccola media impresa e tutti questi elementi hanno aiutato a mantenere vive le tradizioni, anche gastronomiche, che costituiscono la base della nostra civiltà.

In Veneto no manca gnente è un modo di dire tipico veneto per spiegare come la regione offra una tavola imbandita di ogni leccornia, paesaggi di mare e montagna, arte e lunghe, anzi lunghissime storie da raccontare.

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